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Arte in Torino

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Appuntamenti

Evento 

Titolo:
Cattedrale di San Giovanni
Quando:
 
Dove:
Cattedrale di San Giovanni Battista - Torino
Categoria:
Chiese in Torino 1

Descrizione

Descrizione non disponibile

Sede

Mappa
Sede:
Cattedrale di San Giovanni Battista   -   Sito web
Via:
Piazza San Giovanni
Cap:
10122
Città:
Torino
Provincia:
Torino
Paese:
Paese: it

Descrizione

La fabbrica del duomo di Torino, realizzata su progetto dell’architetto toscano Meo del Caprina, viene intrapresa nel 1491 per volere dell’allora cardinale Domenico della Rovere: l’area dove sorge l’edificio viene liberata con l’abbattimento dele tre basiliche altomedievali che costituivano la vecchia cattedrale, ovvero San Giovanni, San Salvatore, Santa Maria.
La facciata, che si ispira chiaramente alla chiesa fiorentina di Santa Maria Novella, è completamente rivestita di marmo bianco proveniente dalle cave di Foresto e Chianocco, in Valle di Susa, evidenzia la divisione in tre navate della chiesa: quella centrale, più alta, è segnata dal frontone triangolare, mentre le due laterali sono sormontate dalle volute che mascherano le falde dei tetti.
Il timpano è decorato da due oculi, al centro dei quali si trova un tondo su cui era scolpito lo stemma dei della Rovere. Sull’asse di ogni navata si aprono i portali lignei realizzati da Carlo Maria Ugliengo nel 1712, inseriti all’interno della decorazione marmorea rinascimentale: attraverso scudi con l’insegna dei della Rovere, trofei d’armi, candelabri a stiacciato con foglie di rovere, non casuale richiamo al committente, una sequenza di angeli musicanti a bassorilievo, rappresentati anche nelle formelle dei portali laterali, con viole timpani e tamburelli, si arriva fino alla formella centrale, raffigurante san Giovanni Battista.
Il sagrato è costituito dalla grande scalinata realizzata nel 1882 in sostituzione di quella rinascimentale, ormai completamente obsoleta. Il progetto della nuova scala viene seguito dall’architetto Melchiorre Pulciano, che crea un sagrato evidentemente più basso del precedente: tale differenza è evidente soprattutto guardando con attenzione il basamento delle lesene dell’ordine inferiore della facciata, che risulta completamente scoperto.
All’interno, l’architettura dell’impianto rinascimentale è stata in buona parte modificata con l’inserimento, a partire dall’inizio del Seicento, della fabbrica della cappella della Sacra Sindone, edificata nell’area del coro.
Nel 1578 il sacro lino viene infatti portato a Torino da Chambéry per volere del duca Emanuele Filiberto, per abbreviare il pellegrinaggio che san Carlo Borromeo aveva intrapreso verso la città savoiarda, ottemperando al voto pronunciato per mettere fine alla pestilenza del 1576. Fin dall’arrivo della reliquia in città si pensa a come ospitarla in modo degno: solo nel 1610 Carlo Emanuele I decide di edificare un apposito altare all’interno del duomo per conservare stabilmente il sacro lino, fino a quel momento conservato nel Palazzo di San Giovanni. Nel corso del tempo, molti architetti hanno cercato di realizzare la cappella: il problema maggiore era rappresentato dalla cupola, che casa Savoia voleva più alta di quella del duomo, ma che a una certa altezza “spanciava”, crollando su se stessa.
Dopo molti progetti, i più importanti dei quali sono quelli di Carlo di Castellamonte e Bernardino Quadri, il 16 aprile 1667 il teatino Guarino Guarini prende in mano il cantiere, occupandosi in un primo momento del solo consolidamento della struttura. Il sistema costruttivo adottato da Guarini, recuperato dall’architettura gotica, è quello della stereotomia, ovvero l’arte del tagliare le pietre secondo curve precise e angoli necessari al fine di costruire archi e volte complessi. Il progetto del teatino prevede di realizzare una struttura che si sviluppa verticalmente per sovrapposizione di strutture traforate e alleggerite: una calotta tronca bucata da grandi occhi circolari, un tamburo aperto da alti finestroni centinati, una cupola costituita da un castello di archi in sovrapposizione. Guarini risolve il problema dello “spanciamento” introducendo un sistema di contenimento a contrafforti applicato dall’esterno, anche in questo caso recuperato dall’architettura gotica. Nella cappella realizzata da Guarini, la reliquia diventa il fulcro a cui guarda l’intera cattedrale, quasi “declassata” al ruolo di monumentale atrio interamente orientato sulla cappella stessa, che viene introdotta dalla grande arcata aperta al fondo del coro e segnalata dai due portali in marmo nero di Frabosa disegnati dallo stesso Guarini. Al centro della cappella si trova l’altare-reliquiario realizzato da Antonio Bertola, che succede al teatino nella direzione dei lavori in cattedrale dopo la sua morte. La splendida urna, nella quale la Sindone viene traslata il 1 giugno 1694, culmina in una risplendente raggiera dorata, esattamente inquadrata dalle camere di luce delle grandi aperture circolari predisposte da Guarini nella calotta tronca. Purtroppo, a modificare la splendida scenografia impostata da Guarini stanno l’intervento di Carlo Felice, che commissiona tra il 1825 e il 1826 all’architetto Carlo Randoni la grande vetrata posta dietro l’altar maggiore, per proteggere la cappella della Sindone dalle correnti d’aria e dai rumori che salivano dalla chiesa sottostante, ma soprattutto il terribile incendio che la notte dell’11 aprile 1997 ha devastato quello che può essere giustamente considerato uno dei gioielli più importanti del barocco europeo.
Durante tutto il Settecento, pochi lavori interessano il duomo, che in questo periodo vive un periodo che si può definire di assestamento, dopo il lungo e faticoso Seicento. Da un lato, si tende a completare o rinnovare l’arredo liturgico, realizzando la cantoria e l’organo; dall’altro si pensa a un generale lavoro di restauro, voluto non solo per accomodare la cattedrale evidentemente danneggiata dall’assedio del 1706 - sono ancora oggi visibili i segni delle cannonate sul paramento marmoreo dell’esterno, sulla facciata, e sul fianco nord -, ma anche per consolidare la struttura dell’edificio, intervenendo prevalentemente sulla cripta nell’area sottostante il transetto destro e l’altar maggiore. I restauri si occupano prevalentemente dei tre portoni della facciata, che vengono sostituiti non solo perché danneggiati pesantemente durante la guerra, ma anche perché considerati ormai obsoleti, dal momento che, assai presumibilmente, erano ancora quelle rinascimentali. I lavori iniziano nel 1712, commissionati dall’arcivescovo Vibò, lo stesso che aveva commissionato nel 1694 il nuovo altar maggiore ad Antonio Bertola. I portali vengono realizzati dal minusiere Carlo Maria Ugliengo su disegno dell’ingegnere Pietro Paolo Cerutti: i nuovi portoni in legno di noce sono incastonati con linguaggio autonomo nei portali rinascimentali, configurandosi come elementi di contrasto, per colore e decorazione, sul bianco del marmo della facciata quattrocentesca. Durante il regno di Carlo Alberto si decide di intervenire sulla decorazione delle pareti interne, decidendo di realizzarle secondo quella che viene considerata la decorazione originaria: tra il 1836 e il 1852, sotto la direzione di Giovanni Talucchi, viene realizzata una dipintura in stile neorinascimentale con episodi delle vite di san Giovanni Battista, del Cristo, dell’Antico e del Nuovo Testamento. Notevolmente compromessi dal salnitro nel corso del tempo, tali affreschi vengono completamente rimossi durante i restauri del 1926, voluti in primo luogo per eliminare tutto quello che, dalle indagini condotte, non apparteneva strettamente all’allestimento originario rinascimentale. Sempre per volere di Carlo Alberto, nel 1835 l’imponente copia dell’Ultima cena di Leonardo, realizzata da Luigi Cagna, viene fissata nella controfacciata, ovvero l’unica parte della chiesa in grado di sostenere il dipinto, di notevoli dimensioni e di un peso che supera i 900 chili.
Le cappelle laterali sono sei per navata, ma nel corso del tempo sono state profondamente modificate, tanto che non si ha più traccia degli antichi altari, demoliti, sostituiti, o trasformati nelle forme attuali. Uno degli esempi migliori di questi rifacimenti è rappresentato dall’intervento realizzato per l’altare dei santi Crispino e Crispiniano, sito nella seconda cappella di destra, una delle più belle presenti in duomo: le pitture sono state realizzate da Defendente Ferrari per l’Università dei Calzolai, ma riadattate per l’attuale forma semicircolare della cappella barocca. Di notevole impatto è anche la cappella del Crocifisso, realizzata a partire dal 1787 nelle attuali forme sotto la supervisione dell’architetto Luigi Michele Barberis. Questo intervento riplasma completamente il lato sud del transetto destro, sia dal punto di vista edilizio sia, conseguentemente, da quello della decorazione. Per realizzare questo nuovo ambiente vengono abbattute due grandi bifore rinascimentali dell’ordine superiore, già da tempo tamponate, e sostituite da un’absidiola a pianta rettangolare dove viene allestito il grande crocifisso seicentesco, opera di ignoto, attorniato dalle statue lignee del Padre Eterno, della Vergine e di San Giovanni, realizzate da Stefano Maria Clemente, ben illuminate dal lucernario della piccola cupola. La mensa dell’altare, rivestito di marmi policromi, è sorretta da due putti, opera dei fratelli Collino, con al centro l’immagine del Sudario, mentre le due splendide statue in marmo bianco, raffiguranti santa Cristina e santa Teresa, sono state realizzate all’inizio del Settecento da Pierre Legros per la facciata della chiesa di santa Cristina, e portate in duomo per proteggerle dalla furia napoleonica, che trasforma la bellissima chiesa juvarriana di piazza san Carlo nella sede della borsa. La cappella del crocifisso è sovrastata dalla cantoria, completamente riplasmata dall’ingegnere Luigi Andrea Guibert tra il 1715 e il 1716, e dove, dal 1874 si conserva un organo Vegezzi-Bozzi. La cantoria viene realizzata da due palchi sfalsati che si raccordano alle pareti del transetto con ampie volute; essa avanza sino al limite della navata laterale, facendo sì che il grande modiglione dorato di sostegno alla voluta di sinistra arrivi quasi ad appoggiarsi ai marmi neri del portale della Sindone. Il minusiere Ugliengo, impegnato negli stessi anni con i nuovi portoni della cattedrale, con l’aiuto dei suoi collaboratori lavora anche alla realizzazione degli intagli e delle sculture barocche. Al di sopra della cassa dell’organo si trova un grande fastigio dorato con al centro due leoni rampanti con l’arma di Sua Maestà dipinta dal luganese Pietro Pozzo, mentre sui lati angeli aerei sorreggono gli stemmi del capitolo e del cardinale Domenico della Rovere.

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