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Arte in Torino

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Evento 

Titolo:
Palazzo Graneri della Roccia
Quando:
 
Dove:
Torino
Categoria:
Dimore storiche in Torino

Descrizione

Descrizione non disponibile

Sede

Mappa
Sede:
Palazzo Graneri della Roccia
Via:
Via Bogino 9
Cap:
10123
Città:
Torino
Provincia:
Torino
Paese:
Paese: it

Descrizione

L’iniziativa di costruire l’edificio si deve a Marco Antonio Graneri, canonico regolare degli Agostiniani e Primo Elemosiniere di madama Reale; diventato abate di Entremnt quando era ancora giovanissimo, il Graneri aveva riportato quell’abbazia - situata sul versante svizzero del Gran san Bernardo - a rinnovato splendore, aumentandone possedimenti e benefici e conquistandosi un ruolo di prestigio a corte. Per la costruzione del palazzo di famiglia l’abate scelse un lotto dell’isolato di san Giovenale, prospettante sull’area che sarebbe stata occupata dal giardino delle scuderie di palazzo Carignano (dove oggi c’è la Biblioteca Nazionale).
 

Il lotto, già occupato da un insediamento dei padri Filippini, si estendeva da via Bogino a via san Francesco da Paola. Si ha testimonianza che, per la costruzione del palazzo, tra il 1682 e il 1683 una cinquantina di progetti erano stati studiati da vari architetti tra cui Michelangelo Garove.

 

Dallo studio di una serie di disegni facenti parte di collezione privata, e di un documento firmato da Giovanni Francesco Baroncelli come “ingegnere di S.A.R. e del nuovo palazzo dell’illustrissimo e reverendissimo abate....” si desume che l’autore dell’edificio sia Baroncelli, aiuto di Amedeo di Castellamonte e allievo e collaboratore di Guarini.

 

Frequenti sono i richiami all’architettura castellamontiana, in particolare alla Venaria, a cui Baroncelli aveva collaborato. Mentre l’influenza del Guarini si ritrova nell’intensità degli effetti chiaroscurali di facciata, nella robusta scenografia dello scalone, per molti versi simile a quello dell’Ospedale di San Giovanni, disegnato dallo stesso Baroncelli, e nella piccola scala elicoidale adiacente allo scalone. La costruzione del palazzo in via Bogino era già avvenuta prima che il Graneri acquisisse anche la parte orientale dell’area necessaria, ciò risulta da una dichiarazione giurata annessa all’atto di vendita definitivo, che riporta la data 9 gennaio 1685 e la firma di Baroncelli. A quel momento i padri filippini si erano già trasferiti nella loro nuova sede, nell’area tra palazzo Carignano e via Maria Vittoria. L’opera fu compiuta solo nel 1699, dopo l’interruzione seguita agli anni segnati dalle lotte contro l’occupazione francese. Il Palazzo possedeva un posto di vedetta utile nel periodo di guerra, una “specola” la cui torretta emergente venne demolita nel 1976; ancora in sito, anche se priva di qualche rampante, rimane la scala elicoidale che dava accesso, situata a fianco dello scalone d’onore.

 

Dopo l’amore dell’abate Graneri, il palazzo fu ereditato dal giovane pronipote Gaspare Bernardo Graneri, marchese della Roccia; a partire dal 1773 l’architetto Francesco Valeriano Dellala di Beinasco si occupò del rinnovo del Palazzo, guidando l’opera di un’équipe di intagliatori, scultori e stuccatori, tra i quali spicca Giuseppe Bolina. Il Dellala dotò di un ricco repertorio di stucchi il loggiato verso il cortile e il grande salone centrale al piano nobile, che il Baroncelli aveva realizzato tenendo ispirandosi all’esecuzione decorativa della Venaria Reale. Sempre nel salone centrale sono collocate sculture realizzate dai fratelli Ignazio e Filippo Collino.

 

L’edificio è composto da tre piani fuori terra maniche, disposti secondo una struttura  a U intorno al cortile d’onore su cui si affaccia un elegante porticato sovrastato dal loggiato (chiuso da vetrate e trasformato in galleria nel 1860). l’ingresso avviene attraverso un austero portale dalle grandi imposte lignee intagliate con motivi geometrici che, a sua volta, permette l’accesso ad un arioso atrio colonnato, arricchito da una coppia di colonne scanalate e fasciate dai mensoloni decorati che reggono il balcone. Il sistema di ingresso, atrio, cortile è organizzato sull’asse di via Cesare Battisti, di cui parte centrale del palazzo costituisce il fulcro prospettico. In origine l’asse prospettico si sviluppa fino al giardino, separato dal cortile da un recinto ritmato da alti obelischi in pietra sovrastati da sfere. L’effetto prospettico è andato perduto, a causa dell’inserimento di altre costruzioni. Infatti a partire dal 1829 la proprietà fu frazionata ed il lato a levante del giardino venne chiuso da un fabbricato.

 

In costruzione sulla via Bogino si sviluppa un altro corpo di fabbrica con ali interne disposte intorno al cortile di servizio, che ha ingresso proprio sulla stessa via. Il fianco settentrionale del palazzo prospetta invece su un vicolo, accessibile da un androne passante al di sotto di un corpo di fabbrica che non fa parte della costruzione originale; al piano nobile si trova però una saletta con decori settecenteschi che, acquisita alla proprietà, venne in seguito dedicata a Camillo Benso di Cavour.

 

Durante l’assedio di Torino da parte dei francesi nel 1706, il palazzo fu sede del comando supremo di difesa della città, affidato al maresciallo conte Daun, il quale, la sera dopo la battaglia liberatrice del 7 settembre offrì al duca Vittorio Amedeo II, al principe Eugenio di savoia e al principe d’Anhalt e ad altri ufficiali delle truppe imperiali - piemontesi un sontuoso banchetto nel salone.

La famiglia Graneri fu proprietaria dell’edificio fino al 1843 poi lo cedette ai De Gerbaix de Sonnaz, che lo tennero per soli quindici anni. Già impoverito degli arredi, il palazzo passò ad altri proprietari; nel 1906 fu ceduto al conte Lionello Hiercschel de Minerbi e, successivamente, alla Società Fondiaria Assicurazioni di Milano (1920) ed alla famiglia Sacerdone (1935). Le sale del piano nobile, furono occupate dal Circolo degli Artisti fin dal 1834, pur se spogliate dei preziosi arredi  originali, alienati durante l’Ottocento.

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