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Arte in Torino

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Evento 

Titolo:
Chiesa di San Domenico
Quando:
 
Dove:
Torino
Categoria:
Chiese in Torino 1

Descrizione

Descrizione non disponibile

Sede

Mappa
Sede:
Chiesa di San Domenico
Via:
Via San Domenico 0
Cap:
10122
Città:
Torino
Provincia:
Torino
Paese:
Paese: it

Descrizione

Il primo atto ufficiale che si riferisce alla comunità domenicana in Torino è del 1266: il suo convento viene edificato all’interno della cinta muraria romana, in una delle zone più popolose della città, tra piazza delle Erbe (l’attuale piazza del Palazzo di Città) e piazza S. Michele (l’attuale Porta Palazzo).
Elementi emersi durante la campagna di restauri, tra il 1906 e il 1909, affidata a Alfredo d’Andrade e Riccardo Brayda, mostrano come in realtà la chiesa originaria fosse di dimensioni più piccole rispetto all’attuale, che viene edificata tra la seconda metà del Duecento e il 1451, anno in cui viene costruito il campanile. La chiesa dei domenicani rappresenta, pure se molto rimaneggiata nel corso dei secoli, uno dei rarissimi esempi di edifici medievali a Torino.
Nel 1729 la chiesa viene in buona parte modificata dall’intervento di Juvarra per la rettificazione dell’attuale via Milano: viene tagliata buona parte della navata laterale sita a ridosso della strada, ottenuta nel 1682 con l'unificazione delle due navate accoppiate sul lato di via Milano per fare posto a un unico ambiente, destinato alla Compagnia del Rosario; vengono aperti finestroni di ampie dimensioni nell’abside; vengono create nuove decorazioni in stile barocco.
Nel 1802, durante l’occupazione francese, la Commissione Esecutiva decreta lo sfratto dei frati, concedendo l’edificio a una setta massonica. In questo periodo vengono pure dilapidati gli averi del convento, ricco non solo di preziosi arredi liturgici, molti dei quali in argento, ma anche di numerosissimi libri, una buona parte dei quali ancora medievali.
Come detto, all’inizio del Novecento vengono iniziati alcuni lavori di ripristino della chiesa. In corso d’opera emergono lentamente le decorazioni gotiche originarie, facendo così optare per il restauro globale della chiesa, con la precisa volontà di riportarla alle originarie vestigia medievali, anche se all’interno non è stato possibile eliminare alcuni interventi barocchi. D’Andrade e Brayda riportano la facciata alla verosimile decorazione originaria, ottenuta confrontando S. Domenico con altre chiese medievali piemontesi coeve; attraverso l’abbattimento di alcuni altari laterali, al posto dei quali sono stati inseriti confessionali del XVI e XVII secolo, e il riutilizzo di un portale settecentesco, aprono un portone nella navata di destra, che dà su via Milano.
L’attuale interno della chiesa è a tre navate, le due a destra limitate da pilastri con archi e volte a crociera ogivali, mentre quella di sinistra mostra ancora, attraverso gli altari laterali, la decorazione barocca. Le colonne sono decorate da stemmi policromi che ricordano benemeriti torinesi, e sottolineano la devozione per i domenicani, tanto grande che molti chiedevano di essere qui sepolti. Fra le sepolture più importanti, è da ricordare quella di Emanuele Filiberto Pingone, successivamente traslato nella cappella della Sindone, storico vissuto alla corte di Emanuele Filiberto di Savoia nella seconda metà del Cinquecento. Il pulpito ligneo è stato realizzato dalla scultore Stefano Maria Clemente. L’abside è marcatamente gotica, ed è illuminata da una serie di strette finestre ad arco acuto. L’altare maggiore risale al XVIII secolo, ed è sormontato da un crocifisso seicentesco. Prima dell’editto napoleonico di Saint Cloud, l’area antistante l’altare era destinato alla sepoltura dei frati. L’unica sepoltura successiva all’editto è quella di padre Reginaldo Giuliani, ucciso nella guerra d’Africa nel 1936, e sita nella cappella del Santo Rosario, in fondo alla navata di destra. Tale cappella, commissionata dalla Compagnia del Rosario, fu progettata da Luigi Michele Barberis e consacrata nel 1766. Incorniciata da quindici tondi con i misteri del rosario, scolpiti in legno dorato da Stefano Maria Clemente, emerge la splendida tela del Guercino raffigurante La Madonna che consegna il rosario a San Domenico e il Bambino a Santa Caterina.
La navata sinistra, nella quale si susseguono numerosi altari laterali, è chiusa al fondo dalla Cappella delle Grazie, che occupa la parte più antica della chiesa, dove si trova pure il campanile. In questa cappella è visibile l'unico ciclo di affreschi trecenteschi presente a Torino. Al centro si trova una tavola cinquecentesca raffigurante la Madonna col Bambino, mentre il ciclo di affreschi, attribuito a un anonimo, detto Maestro di San Domenico, presenta una teoria di apostoli sopra i quali appaiono scene diverse: un Cristo Pantocratore, un'Annunciazione, una scena di vita domenicana. Durante l'epoca barocca il vano della cappella fu soppalcato causando ferite e mutilazioni insanabili agli affreschi, la cui conservazione venne seriamente compromessa. L'intera composizione conobbe notevoli restauri nei primi anni del Novecento: a causa del cattivo stato in cui versavano gli affreschi, vennero integrate vaste zone andate perdute.
Poco prima di giungere al fondo della navata sinistra si apre una porta, sulla quale è affrescata una lunetta che raffigura una Madonna con Bambino e angeli, che immette in quello che era il chiostro del convento. In un locale adiacente, detto Sala Cateriniana, è conservato sotto vetro un grande vessillo che, secondo la tradizione, era inalberato da una delle navi inviate da Emanuele Filiberto alla battaglia di Lepanto.

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