Secondo un’affermata tradizione, la chiesa dell’ordine dei Minori Francescani è stata fondata da Francesco stesso, di passaggio a Torino nel 1214. Quel che è certo è che la chiesa ebbe grande importanza sin dalle sue origini, soprattutto per la sua posizione, a poca distanza dal Palazzo di Città. Era molto forte il legame tra i francescani e il comune, che si concretava soprattutto nella custodia della cassa e dell’archivio comunale ad opera dei frati.
Alla fine del XVI secolo l’edificio ecclesiastico è in condizioni tanto deplorevoli che la corte sabauda e il comune decidono di elargire cospicue somme di denaro volte all’abbattimento della vecchia chiesa per ricostruirla completamente, anche per abbandonare le ormai obsolete forme gotiche. Il tentativo non riesce: viene solamente edificato un nuovo convento, e a partire dal 1608 la chiesa dei francescani diventa la sede di numerose cappelle di patronato, non solo di famiglie nobili, che avevano anche diritti di sepoltura, ma anche delle più ricche corporazioni di mestiere. L’attuale aspetto della chiesa è dato dall’architetto Bernardo Antonio Vittone, che vi lavora tra il 1759 e il 1761: il suo intervento si concreta maggiormente nella realizzazione di alcune cappelle laterali e della zona presbiteriale.
La facciata di impianto neoclassico, il cui progetto viene attribuito a Mario Ludovico Quarini, è stata realizzata dopo il 1885, anno in cui viene allargata l’antistante via san Francesco d’Assisi. Di ordine unico, essa è tanto imponente da nascondere la struttura medievale della chiesa; è spartita da lesene e colonne scanalate, con pesante trabeazione e frontone centrale.
L’interno è a tre navate: le due laterali, a partire dall’inizio del Seicento, vengono riutilizzate per edificare le sei cappelle, e vi si trovano pregevoli opere realizzate da importantissimi artisti torinesi. Tra queste spiccano le sculture lignee realizzate da Carlo Plura e Stefano Clemente per la seconda cappella di destra, intitolata al Crocifisso, e di Giovanni Battista Bernero, che lavora nella quinta cappella di destra, dedicata all’Immacolata Concezione; ma emergono anche artisti legati alla corte sabauda, come Francesco Martinez, che nel 1772 ha disegnato l’altare per la cappella dei santi Cosma e Damiano, la prima di sinistra, e Claudio Francesco Beaumont, a cui è attribuita la Consegna delle chiavi al santo, sistemata al centro dell’altare della cappella di sanPietro, la sesta di sinistra.
Percorrendo la navata centrale, illuminata da ampi finestroni ovali di disegno vittoniano, e decorata a stucchi e dipinti ottocenteschi raffiguranti le litanie della Vergine, si giunge fino alla zona presbiteriale, realizzata a partire dal 1761 su disegno di Bernardo Vittone. Sotto la mensa dell’altar maggiore, alla romana, è conservata una reliquia di sant’Innocenzo, mentre ai lati spiccano le grandi figure di angeli di scuola del Clemente.
Nella volta del presbiterio, a pianta quadrata, si trovano gli affreschi di Michele Antonio Milocco, che ha realizzato anche la gloria di san Francesco dipinta nella volta del coro. Notevole è anche il pulpito con baldacchino a pannelli finemente intagliati e confessionali barocchi allestiti nelle navate laterali, alcuni dei quali sono coronati dallo stemma francescano con le braccia incrociate.