La Galleria Sabauda è una delle più ricche collezioni di opere d’arte di altissimo valore storico artistico.
Si consiglia, anche se il tempo di visita a Torino è poco, di fare almeno una passeggiata all’interno delle sale: ne rimarrete stupiti!
La sua storia
La Pinacoteca venne istituita per volere di re Carlo Alberto nel 1832; la prima sede fu in Palazzo Madama, con un allestimento fatto in soli tre mesi. Il marchese Roberto D’Azeglio fu nominato direttore della Galleria. Nell’antica residenza Sabauda lo spazio espositivo era distribuito su 18 sale, poste lungo il perimetro esterno del piano nobile. I primi otto grandi ambienti ospitavano le opere delle differenti scuole regionali, seguivano poi le sale dei grandi nomi delle scuole oltremontane e infine vi erano locali a tema, per esempio la Torre dei fiori e le sale delle battaglie.
Nei 22 anni di direzione di Roberto d’Azeglio il numero delle opere aumentò creando non pochi problemi di conservazione, dovuti principalmente alla collocazione della sede del Senato e dei suoi uffici (1848) in Palazzo Madama.
Comincia da qui la lotta del direttore per trovare una consona sistemazione alle opere che rischiavano di subire danni dovuti all’incuria e al riscaldamento dei locali adibiti ad uffici. Ottenuta la carica di senatore D’Azeglio pronuncia nel 1849 il primo discorso solenne chiedendo di trasferire le opere della pinacoteca negli ammezzati e di ridurre il riscaldamento. Nasceranno contrasti e dibattiti propositivi per la creazione di una nuova sede espositiva, tutti caduti in un nulla di fatto. Nel dicembre 1854 Roberto D’Azeglio rassegna le proprie dimissioni da direttore della Reale Galleria. Sarà il fratello Massimo a succedergli, più giovane di dieci anni e impegnato nella politica attiva con ruolo di primo piano e di maggior peso.
Massimo prenderà in esame le diverse proposte per la nuova sede della Pinacoteca (si tratta di progetti di Promis, Melano e Antonelli), ma ritenendole dispendiose propone inutilmente ancora una volta come il fratello lo spostamento del Senato al piano terreno di Palazzo Madama.
Si aprirà di seguito il capitolo che vedrà il Collegio gesuitico dei nobili come favorevole contenitore delle opere. Si pensa all’edificio con la realizzazione di uno scalone monumentale ad opera del Mazzucchetti (1863), mentre il Gandolfini verrà chiamato a predisporre l’allestimento sala per sala.
Alle spese di costruzione della nuova sede e allo scalone contribuirà il Municipio di Torino a condizione che la Galleria sabauda restasse però assicurata alla città per ogni tempo ed evento. L’assegnazione tuttavia al Museo egizio e di Antichità di un braccio dell’edificio del Palazzo dell’Accademia, già promesso alla Galleria, faceva si che l’impegno della città non si concretizzasse che nel 1874, data del trasferimento dei musei di Scienze Naturali in Palazzo Carignano.
Si tralasciano i successivi allestimenti realizzati dai diversi direttori che si sono susseguiti nel corso del tempo per sottolineare come attualmente la Pinacoteca stia vivendo una nuova fase di attesa per un futuro trasferimento. La sede scelta è la manica nuova del Palazzo Reale di Torino, realizzata su progetto di Emilio Stramucci.
Nonostante le attese la pinacoteca continua ad essere aperta al pubblico e si è appena conclus, con grande successo, nella città di Bruxelles, la mostra “da Van Dyck a Bellotto”. Molte delle opere più belle erano state trasferite nella città nordica per illustrare la magnificenza delle arti presso la Corte Sabauda tra il XV il XVIII secolo.
Le collezioni
Scuole piemontesi dal XIV al XVI secolo
Le cinque sale sono state riallestite nel 1997. si possono trovare dossali scolpiti, polittici e pale d’altare in sequenza cronologica e per ambienti culturali. Apre la sezione la Madonna con il bambino di Barnaba da Modena 1370. Tra le opere si citano: Il compianto sul Cristo morto di Guglielmo Fantini, la Madonna in trono tra i santi Ubaldo e Sebastiano di Giovanni Martino Spanzotti, e ancora opere di Gandolfino da Roreto, Macrino d’Alba, Defendente Ferrari, Gerolamo Giovenone e Gaudenzio Ferrari.
Lungo lo stesso piano sono presenti le sale che espongono le opere delle diverse scuole italiane dal XIV al XVI secolo. Il riodino delle opere è avvenuto nel 1993.
Tra le opere si citano: L’arcangelo Gabriele e Tobiolo di Antonio e pietro Benci detti del Pollaiolo, il ritratto di gentildonna del Bronzino e la decollazzione del Battista di Daniele Ricciarelli detto da Volterra.
Di notevole pregio è il nucleo di opere acquisite da re Carlo Emanuele III nel XVIII secolo appartenute al grande condottiero Eugenio di Savoia Soissons. Apre la collezione il suo monumentale ritratto equestre realizzato da Jacob van Schuppen. tra le opere si citano I quattro tori di Paulus Potter, Santa Margherita di Nicolas Poussin, Ritratto di vecchio di Rembrandt van Rijn e la Giovane olandese alla finestra di Gerrit Dou. Di notevole pregio le cornici delle opere commissionate dallo stesso Eugenio.
Al piano superiore sono collocate le opere secondo la successione dinastica a partire dal Duca Emanuele Filiberto fino ad arrivare a re Carlo Felice. L’elenco dei capolavori è ricchissimo, non potendo menzionarli tutti se ne citano alcuni quali:
La cena a casa di Simone fariseo di Veronese, L’Annuciazione di Orazio Gentileschi, La salita al calvario di Nicolò Musso, Dejanira tentata dalla furia di Pieter Paul Rubes, I quattro elementi di Francesco Albani, Il ritratto del Principe Tommaso e i figli di Carlo I realizzati da Anton Va Dyck, le quattro storie bibliche di Francesco Solimena e le due vedute di Torino realizzate da Bernardo Bellotto.
Per una migliore fruizione della collezione è possibile svolgere con uno dei nostri storici dell’arte itinerari tematici, studiati sia per adulti che per bambini. Questi ultimi permettono di comprendere meglio le opere, soffermandosi ad analizzare i diversi cambiamenti di gusto dei Duchi e Re di casa Savoia, le diverse scuole e temi affrontati.
Per le scuole è possibile abbinare lezioni in classe in preparazione alla visita.
Per i più piccini è possibile concordare laboratori didattici da svolgere in classe.
Tra gli itinerari svolti
“Caravaggismo, classicismo e barocco: tre culture figurative a confronto”
L’itinerario prende avvio nelle sale museali dedicate alla cultura del caravaggismo in Piemonte e presso la Corte sabauda, soffermandosi sull’importante presenza torinese di dipinti di Orazio Gentileschi, pittore che ebbe rapporto diretto con caravaggio. Sui diversi esiti della lezione realistica dell’opera dei pittori piemontesi che, soggiornando a Roma nei primi anni del Seicento, si avvicinarono alla moderna pittura contemporanea, e sulle diverse opere caravaggesche che entrarono precocemente nelle ricchissime collezioni ducali. Il percorso attraversa poi le sale che raccolgono alcune testimonianze della pittura barocca con opere dei grandi Rubens e van Dyck e con presenze genovesi, e si conclude nella sezione dedicata al gusto del cardinal Maurizio in direzione del classicismo bolognese con opere di Francesco Albani, Guido Reni e Domenichino.
“Dall’arredo al museo: dipinti dalle Residenze Sabaude”
Sarete accompagnati lungo i settori che ospitano le collezioni dinastiche dei Savoia da Emanuele Filiberto a Carlo Felice (1550 ca - 1831).
Saranno illustrate le opere che un tempo ornavano prestigiose sale delle residenze sabaude torinesi e dei dintorni della città. Si potranno ammirare i dipinti ordinati dai savoia ad arredo del Palazzo ducale e del castello di Torino; le grandi tele di Bassano e Veronese. L’Annunciazione del Gentileschi, le Allegorie di Saluzzo e Susa che decoravano la sala delle Province, i dipinti di scuola caravaggesca tra cui Baglione, Manfredi, Valentin, le opere di Francesco Cairo, i paesaggi, le cacce, le nature morte dell’epoca di carlo Emanuele II, le tele di Sebastiano Ricci, di Van Wittel e di Francesco Solimena commissionate da Vittorio Amedeo II per il palazzo ormai divenuto reale le vedute di Torino del Bellotto e i paessaggi di Jules César Van Loo. Si esamineranno inoltre le opere pregevoli dalle residenze di loisir che circondano la città: dal Castello del Valentino i quattro tondi di Francesco Albani raffiguranti gli elementi e le nature morte e i piccoli dipinti ordinati da Madama Reale Cristina di Francia, dalla Venaria Reale le nature morte a carattere venatorio e da Rivoli le grandi tele di Sebastiano Ricci.
“Le architetture barocche nella pittura”
Nell’itinerario si vuole l’importanza della veduta, di fantasia e non, e le quinte architettoniche che con gusto scenografico, fanno da sfondo alle tematiche principali dell’opera.
Partendo dalle collezioni del duca Carlo Emanuele I, sarete accompagnati ad osservare la presneza di tali scenografie nella pittura veneta del veronese, per proseguire nell’opera del toscano Tempesta in cui sono raffigurati gli apparati effimeri, realizzati in Piazza castello, in occasione delle nozze del Duca Vittorio Amedeo I. Si prosegue nelle sale successive osservando le rappresentazioni di famosi edifici, quali il campanile gotico e la cupola del Duomo di Torino in un’opera del Cairo, le vedute romane del Codazzi, gli interni di San Paolo e San Pietro del garola, per giungere alle due vedute di Torino realizzate dal Bellotto fino agli acquerelli di Bagetti, un tempo collocati in Palazzo Reale.
“I ritratti barocchi”
L’itinerario vuole sottolineare da un lato il tema dell’iconografia ufficiale di corte, con particolare attenzione agli sviluppi della moda nel XVII e XVIII secolo, dall’atra pone l’attenzione sull’importanza del ritratto come mezzo per ufficializzare lo status sociale del personaggio. In tale contesto verranno illustrati alcuni ritratti tra cui quello dell’architetto Filippo Juvarra, del bronzista Ladatte, per giungere all’autoritratto di Carle van Loo (il quale va letto in coppia con il ritratto della consorte Cristina Somis).
“Il tesoro del Principe Eugenio”
“Non solamente era prode, e valoroso nell’armi, come a tutto il mondo è noto, e fede ne fanno tante bandiere tolte a’ turchi, e a diversi sacri templi mandate, a tante città che il turco indarno scopriva di riavere; ma egli era ancor protettore liberale ed amatore al sommo delle belle arti”
Così elogiava il Principe Eugenio l’accademico Gan Pietro Zanotti nel suo scritto del 1739 testimoniando un aspetto importante della personalità del condottiero, cioè quella di grande collezionista e mecenate di opere d’arte. All’architetto Johan Lukas von Hildebrandt affidò il compito di costruire il Palazzo del belvedere nei pressi di Vienna, mentre per i decoratori verranno impiegati artisti italiani, Chiari, Giacomo del Po e Solimena.L’interno della residenza era arricchito da un nucleo consistente della sua collezione di opere d’arte: nei gabinetti si disponevano fittamente le opere di cultura nordica e nella galleria i classici di primo Seicento, fra questi opere di Albani e Guido Reni.Alla morte del Principe, avvenuta senza testamento nel 1736, l’intera collezione passo all’unica nipote sopravvissuta Vittoria quest’ultima, dopo lunghe trattative intercorse con l’ambasciatore di Sardegna, il Conte luigi Malabaila di Canale, venderà la quadreria a re Carlo Emanuele III. Oggi gran parte della collezione del Principe si trova presso la Pinacoteca Sabauda, dove potrete essere accompagnati in un itinerario tra i classici di scuola emiliana e i preziosismi dei pittori olandesi e fiamminghi.