Scoprire, creare, imparare

Bacheca

Questa pagina, nata durante il lock down a causa del COVID 19, ha reso possibile mantenere vivo il nostro lavoro, ci ha permesso di rimanere in contatto con chi da anni aderisce ai nostri servizi culturali.
Ora abbiamo voglia di ripartire, e per prima cosa  vogliamo ringraziarvi per averci supportato, molti sono stati i messaggi, vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla realizzazione di rubriche, di cui una parte sono pubblicate in questa pagina.
Per ora non ce la sentiamo di chiuderla, perchè ciò che è successo ci ha insegnato comunque qualche cosa da poterci portare dietro

#BigliettoSospeso #InsiemeRiapriremo

Biglietto sospeso

Anche il Museo del Paesaggio Sonoro e la MAC - Mostra Archeologica Chieri aderiscono alla compagna "Biglietto sospeso", l'iniziativa promossa da meetCULTURA e Culture Italiae per sostenere il comparto culturale.

Si potrà effettuare una piccola donazione, acquistando un biglietto e non utilizzandolo. Un Biglietto sospeso, appunto, per supportare il museo durante questi mesi difficili e sostenerne la riapertura.

Pillole

Quando l'arte entra nel mondo animato

Molti sono i film animati che hanno accompagnato il tempo trascorso a casa con i nostri bambini. Anche il mondo dell’arte può entrare a far parte di vicende e avventure, quale fonte di ispirazione e momento di conoscenza, ottimo spunto per approfondire alcuni argomenti e opere d’arte. Riportiamo alcuni titoli tra cui scegliere.
L’arte con Matì e Dadà
Serie animata prodotta da Rai Fiction e Achtoons. Presenta due personaggi: Matì, una bambina di 7 anni con la passione per la pittura, e Dadà, uno strambo personaggio con la testa d'uovo e il corpo simile ad una trottola. I due protagonisti viaggiano nel tempo incontrando diversi artisti, facendo conoscere ai bambini opere d'arte, tecniche artistiche e poetica.
Mr. Peabody & Sherman
Film d'animazione basato sull'improbabile storia di Peabody e il suo figlio umano adottivo che, grazie ad una macchina del tempo, percorrono diverse epoche storiche, tra cui il Rinascimento. Esilarante l'incontro con Leonardo da Vinci e una capricciosa Monna Lisa che non vuol sorridere.
Coco
Toccante avventura di un ragazzino messicano, Miguel, amante della musica. Per poter coronare il suo sogno di diventare un cantante, negato dalla famiglia, durante i festeggiamenti del Dia los Muertos, si ritrova nel mondo dei morti. Qui, oltre ai suoi parenti incontrerà la famosa Frida Kahlo, che regala una spettacolare performance.

Domenica 10 maggio - Festa della mamma

Auguri a tutte le Mamme, che in questo momento sono a casa e con amore stanno sacrificando il loro spazio lavorativo per seguire i propri bambini nella scuola e nella quotidianità delle mura domestiche rendendo questi mesi il più sereno possibile.

Auguri a tutte quelle Mamme che questa settimana hanno ripreso a lavorare, portando con sé pensieri, paure e speranze per poter ricominciare.

Auguri a tutte quelle Mamme che svolgono il lavoro prezioso di casalinghe.

Auguri a tutte quelle Mamme che infondono coraggio ai propri figli nelle corsie di ospedale.

Auguri a tutte quelle Mamme che comunicano dalle case di riposo con i propri figli attraverso un tablet.

AUGURI MAMMA!

Dalle collezioni della GAM

Il cestino di arance (o La Mamma, Marco e Checco) di Cesare Ferro Milone (1880 - 1934)

Iscrittosi nel 1894 all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, dove fu allievo di Giacomo Grosso, ne diverrà docente dal 1910 e presidente dal 1930.

Fu artista versatile e prolifico, fortemente legato alla tradizione figurativa piemontese; nel corso della sua carriera si dedicò con successo all’elegante ritrattistica di società come alla produzione più intima e accorata di dipinti di famiglia.

di Daniele Gardiol e Giuseppe Pettiti INAF-Osservatorio Astrofisico di Torino

Domenica 26 aprile Luna e Venere si incontrano in cielo

In astronomia il termine "congiunzione" indica la particolare configurazione per cui due o più "pianeti" si trovano all'incirca nella stessa posizione. Questo è possibile perchè i principali corpi del Sistema Solare orbitano seguendo percorsi ellittici che si trovano all'incirca sullo stesso piano (chiamato "eclittica"). Poichè le orbite non giacciono perfettamente sullo stesso piano, si osserva sempre una distanza residua tra i due pianeti, dell'ordine di qualche grado. L'astrologia vorrebbe attribuire a queste congiunzioni dei significati particolari, da cui trarre divinazioni sul futuro, ma non è così. Si tratta infatti di un effetto prospettico, la congiunzione è solo apparente e vale solo per un osservatore che si trovi sulla Terra in un certo particolare momento. E' comunque un evento piacevole a vedersi, a volte spettacolare, in particolare quando a "congiungersi" sono i due astri più brillanti in cielo dopo il Sole, cioè Luna e Venere.

a cura di Cristina Stecca

Connessioni

In questo momento di sospensione delle attività culturali, approfittiamo del periodo per lavorare alla progettazione e realizzazione di nuove proposte da attivare in tutta sicurezza, quando si potranno riprendere le attività.
E' nato Connessioni, un progetto che raccoglie itinerari alla scoperta delle antiche civiltà attraverso visite guidate nei musei e siti archeologici.
Vi accompagneremo alla scoperta di oggetti unici come per esempio La Colombina di Rovasenda esposta presso il Museo di Antichità di Torino, meta di alcuni dei nostri itinerari. Sfidando i millenni, una fragile “colombina” di vetro, proveniente da Rovasenda datata alla metà del I secolo d. C., si mostra a noi ancora integra e mai spezzata per l’uso. Al suo interno è visibile tuttora l'olio, un tempo fragrante di aromi e di polveri rossicce, tracce forse di una raffinata colorazione rosata.  
Questa tipologia di  unguentari  in vetro sottile e trasparente e spesso colorati, era un tipico prodotto delle fornaci attive lungo il bacino del fiume Ticino e del lago Verbano.
Per l’utilizzo alle “colombine” si doveva spezzare la lunga coda per poterne consumare il contenuto. Reperti simili si trovano spesso nei corredi femminili insieme a quelli di forma sferica, anch’essi tipici della Regione.

a cura di Nadia Calascibetta

Gli scout come Indiana Jones

Una fotografia in bianco e nero ci permette di raccontarvi la nascita di un luogo di cultura, la MAC - Mostra Archeologica di Chieri.
L'immagine risale agli anni Sessanta e mostra dei bambini, più esattamente degli Scout, intenti  scavare. Ma che cosa e perché?
Il tempo sfugge, si stanno svolgendo dei lavori di pubblica edilizia quando dal sottosuolo emergono antichi reperti. Per il recupero intervengono in aiuto gli Scout, portando alla luce una prima parte degli oggetti che, assieme ad altri reperti restituiti da ulteriori campagne di scavo, oggi sono visibili e ci raccontano la storia dell’antica Carreum Potentia, ovvero la Città di Chieri in Età romana.
La MAC permette a chi la visita di poter conoscere alcune testimonianze dell’antico insediamento romano: anfore, lucerne, iscrizioni, ma anche monete, ampolle di vetro e piccoli gioielli, questi ultimi facenti parte probabilmente di corredi funebri.
Oggi la MAC è chiusa, come tutti i luoghi di cultura, ma sarà possibile di nuovo visitarla, magari durante una gita fuori porta in queste meravigliose zone collinari del Piemonte.

Cimitero Monumentale di Torino

La città del silenzio

Tra le mete d'arte i turisti non trascurano il Cimitero Monumentale, quale luogo ricco di cultura e storia. Tra i più famosi quello di Parigi. Anche Torino è all'interno del circuito che valorizza i Cimiteri storici.

Tra i nostri progetti rientra LA CITTA' DEL SILENZIO, percorsi di visite guidate al Cimitero monumentale.

Vogliamo riportare qui una breve "pillola” a cura di Emanuela Moroni tra le tante che arricchiscono i nostri itinerari, che vogliamo continuare a proporre.

Sapevate che nel Cimitero Monumentale è sepolta una principessa di casa Savoia?

Si tratta di Jolanda, figlia del re Vittorio Emanuele III e della regina Elena. Jolanda si sposò con il conte Calvi di Bergolo, presso la cui tomba la principessa riposa in eterno.
Questa si può considerare un'eccezione visto che i discendenti di casa Savoia sono sepolti in noti mausolei tra cui ricordiamo la Basilica di Superga, Sacra di San Michele, Santuario di Vicoforte, Pantheon a Roma e Abbazia di Hautecombe.

Prima e dopo

A cura di Cristina Stecca

Casa di Bussoleno

La prima casa che si incontra sul lato destro della via del Borgo, entrando dalla torre del ponte levatoio, è la copia della Casa Aschieri di Bussoleno, che tuttora si trova nel centro storico del borgo valsusino, posta lungo l’antica Via Francigena.

La Casa Aschieri rappresenta il tipico esempio di abitazione medievale, la cui caratteristica è la costruzione della facciata, che è costituita da un corpo avanzato composto da una intelaiatura in legno tamponata con laterizi, retto da colonne lapidee circolari che formano un porticato in cui era ubicata una bottega che esponeva le proprie merci direttamente sulla strada.

La Casa di Bussoleno nel Borgo Medievale, che prospetta sul lato della piazzetta d’entrata, fu composta da D’Andrade “in modo da armonizzare colla facciata anzi descritta”.

Perciò aggiunse una scala in muratura per raggiungere il primo piano e dispose sul fianco due finestre uguali a quella presente sulla facciata.

La casa fu adornata con motivi decorativi per renderne più attraente l’aspetto. Fu inoltre inserito un dipinto, tratto da un acquarello copiato anni prima a Lagnasco presso Saluzzo, che rappresentava una scena di danza tra dame e paggi, definita dal cronista del tempo come la “Danza dei giullari o dei pazzi”.

A cura di Nadia Calascibetta

Il Museo, le sue collezioni ma... l'edificio?

Vogliamo porre l’accento anche sul contenitore museale, tema che non abbiamo mai lasciato in secondo piano nelle nostre visite guidate, anzi in alcune circostanze è stato il soggetto principale tra quelli proposti ai visitatori.
Vi sono edifici che hanno cambiato la loro destinazione d’uso nel corso del tempo e sono stati adattati a spazio museale, ad esempio Palazzo Madama da residenza sabauda è diventata prima sede della Galleria Sabauda e oggi è sede di uno dei musei civici più importanti della città. Palazzo Mazzonis nasce come residenza nobiliare e oggi è sede del MAO - Museo d’Arte Orientale.
Avventurose sono le vicende della GAM, museo tra i più antichi di arte moderna e contemporanea italiani con una collezione di 45.000 opere dall’Ottocento a oggi dipinti, sculture, installazioni video che nasce all’indomani dell’Unità d’Italia.
La sua prima sede fu ospitata nel padiglione progettato da Giuseppe Calderini, per la Quarta Esposizione Nazionale di Belle Arti, e nel 1895 il direttore Vittorio Avondo riuscì a sistemarvi le collezioni.
Nel corso del tempo ci fu un ulteriore riallestimento a cura di Vittorio Viale, siamo nel 1931.
Nella notte del 21 novembre del 1942 il padiglione che ospitava le collezioni fu interamente distrutto dal bombardamento aereo delle forze angloamericane. Le collezioni erano già state messe in sicurezza dal direttore.
A realizzare l’edificio che tutt’oggi ospita il patrimonio GAM furono due giovani architetti ferraresi, Carlo Bassi e Goffredo Boschetti, che aderirono ad un concorso indetto dalla Città di Torino il 27 febbraio del 1951 vincendolo.
Il 31 ottobre 1959 viene inaugurata la nuova sede della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea.

Curiosità dal Borgo Medievale

a cura di Nadia Calascibetta

Da luogo a luogo

Vogliamo proporvi alcune delle fonti originali che hanno ispirato architetture, oggetti  e opere d’arte presenti ancor oggi nel Borgo Medievale.

La Fontana del Melograno

La Fontana del Melograno, collocata ai piedi della Rocca nel cortile del Borgo Medievale, è sicuramente uno dei punti più affascianti del museo. Spesso i visitatori si soffermano ad ammirarla, ad ascoltarne la melodia naturale dettata dagli zampilli d'acqua che cadono nella vasca, gettano una monetina esprimendo un desiderio, fanno una foto ricordo attraverso il proprio cellulare.
La fontana, come il resto del Borgo Medievale è una copia di un tassello della storia medievale italiana, tra il Piemonte e la Valle d’Aosta, realizzata in occasione dell’Esposizione storico - archeologica ed artistica di Roma del 1911, i cui componenti furono Alfredo d’Andrade, Carlo Nigra e Vittorio Avondo.  
L’originale risale alla prima metà del XVI secolo e si trova presso il Castello di Issogne, edificio che nel 1872 verrà acquistato proprio dal torinese Vittorio Avondo.
La fontana è composta da una vasca ottagonale con al centro un albero di melograno in ferro, collocata nel cortile interno del castello accanto ad un giardino all’italiana di gusto rinascimentale.
La copia del Borgo Medievale riprende esattamente la stessa forma, la realizzazione dell’albero si deve al fabbro Cesare Bianchi di Orta, il quale la  eseguì dal vero presso il castello valdostano.
Una volta smantellata la struttura effimera dell’esposizione a Roma la fontana viene portata a Torino, siamo nel 1928.

La foto illustra la Fontana del Melograno del Castello di Issogne.

Il Borgo Medievale

Dalla sua creazione ad oggi il Borgo Medievale continua ad essere uno dei simboli della nostra città. Lungo il fiume Po mura, merlature e torri hanno un fascino unico e indiscutibile.
Noi ci sentiamo onorati di poter lavorare per promuovere e far vivere questo meraviglioso museo ai torinesi e ai turisti che numerosi vengono a visitarlo. In questo momento, inutile dirlo, ci manca tantissimo e siamo pronti per ricominciare. Ne approfittiamo così per dare spazio ad alcune immagini storiche dell’inizio del secolo scorso.
Ma partiamo da qui.
Non tutti sanno che l’artefice del Borgo Medievale, Alfredo d’Andrade, assieme ad un gruppo di temerari, non solo ha realizzato questo magnifico gioiello, ma è riuscito, grazie ai suoi sopralluoghi sul territorio piemontese e ad una attenta mappatura di edifici, decorazioni, oggetti di epoca medievale, a permettere ancora oggi di poter avere delle testimonianze dell’architettura e pittura di epoca medievale piemontese, in parte andate perdute. All’epoca, siamo alla fine dell’Ottocento, non vi era la stessa logica conservativa dei beni storico - artistici di oggi.
Ricordiamo che il Borgo Medievale verrà realizzato dal 1882 al 1884. Saranno re  Umberto e  la regina Margherita a varcare per primi la soglia della Rocca e visitare le sue stanze arredate: era il 27 aprile del 1884 in occasione dell’Esposizione Generale Italiana. 
Grazie Alfredo! Spesso siamo incappati nella tua affascinante figura, tra Palazzo Madama, il Borgo Medievale, Pinerolo, la Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti, il Castello di Pavone.
L’immagine storica ci mostra un interno del Borgo con un personaggio in abiti del XV secolo. Ancora oggi associazioni storiche ci accompagnano nelle nostre attività per fare rivivere ai visitatori quest’epoca lontana, tra esse Speculum Historiae.
La fotografia mostra il Cortile di Avigliana, il quale prende il nome da due palazzi di Avigliana, trovati e disegnati dal D'Andrade nel 1883. Delle due case rimanevano alcune parti, per cui fu necessario restaurarle. Una delle due case, quella che si trova a destra del portone d'ingresso del cortile, presenta un bellissimo loggiato e numerose finestre, decorate con formelle in cotto. 
Chiude il cortile la Casa di Chieri. Ispirata all’originale edificio chierese restaurato e copiatato dal D'Andrade, appartenente all'importante famiglia chierese dei Villa.
Al centro del cortile si trova un pozzo di forma ottagonale con base circolare, recante due stemmi su due lati dell'ottagono. Il pozzo è autentico, ovvero di epoca medievale, e proviene da Dronero, donato dal Cavaliere Giuseppe Voli-Avena.
Grazie per le informazioni alla collega Cristina Stecca, archeologa per noi spesso impegnata sugli itinerari dedicati alle civiltà antiche e con cui stiamo progettando nuovi percorsi tra Torino e Chieri.

Il Borgo Medievale

La foto di Vittorio Ecclesia intitolata "Discesa di paggi e donzelle per incontrare Sua Maestà il Re" (1884, Archivio Musei Civici), in uno scatto mostra un importante momento per il Borgo: la sua Inaugurazione.
E' il 27 aprile del 1884, una uggiosa domenica senza sole, quando al cospetto del re Umberto I, della regina Margherita e del quindicenne Vittorio Emanuele, viene inaugurato il Borgo Medievale. Accolgono la famiglia reale i membri della Commissione della Sezione Storia dell'Arte, di cui è presidente Alfredo D'Andrade, che offrono al sovrano la chiave della porta del Borgo, recante la legenda : "Ego ianuam, tu corda (io apro la porta, tu i cuori)". La Commissione, desiderando in tutte le forme ricondurre l'evento alla tradizione del tempo al quale il castello è ispirato, ovvero il XV secolo, ripropone in questa cerimonia il "Processo verbale di una visita fatta dal duca Amedeo IX di Savoia con la duchessa Iolanda ad una delle sue tenute il 15 maggio 1469 con il ricevimento e la presentazione delle chiavi".
Tutto ciò dimostra l'attenzione posta nella riproduzione dei dettagli storici, architettonici e artistici, presente nel progetto di realizzazione del Borgo.
A questa si aggiunge un gruppo di paggi e donzelle in costumi di epoca appartenenti alle più nobili famiglie piemontesi, immortalati proprio nella nostra foto.
L'Esposizione del 1884 rappresentò per Torino la sua rinascita, la sua trasformazione, la sua nuova vocazione industriale, e, come fu detto: "Torino di triste s'è fatta allegra, di guerriera industriale"….”

Testo a cura di Cristina Stecca e Massimo Borghesi

Il Borgo Medievale

La fotografia storica mostra il "camerone dei soldati “, uno stanzone rozzo e spoglio di qualsiasi decorazione con la sola presenza di due camini che avevano la funzione non solo di riscaldare l'ambiente, ma anche quello di consentire la preparazione di eventuali liquidi da impiegare per la difesa del Castello.
L' arredamento è costituito, da un lato, da semplici letti realizzati con assi di legno e ricoperti di paglia, molto larghi, rispetto a quello che ci aspetteremmo, in quanto più soldati dormivano insieme per potersi riscaldare durante la notte. L' unico letto, più bello e vicino al camino, è quello del capitano!
Dall' altro lato, invece, è collocato un tavolo con semplici scodelle e, particolarmente interessanti, i giochi e la rastrelliera recante armi ed armature appese, ispirati ad un affresco originale del XV secolo che di trova nel cortile del Castello di Issogne. Tutto ciò ci fa comprendere come si svolgeva la vita dei soldati in un castello in tempo di pace e di guerra.

Testo a cura di Cristina Stecca

Crea

Un soffio di vento

Finalmente si può stare di nuovo all'aria aperta, con semplici regole da rispettare. Oggi vogliamo parlare del vento. Proviamo a toccarlo, ascoltarlo mentre siamo nel parco e soprattutto proviamo a giocare con lui costruendo un aquilone.

Occorrente:

  • 2 stecche di legno di balsa flessibili (ideale con il diametro di 1 mm) facilmente reperibili al brico
  • carta velina colorata
  • nastro adesivo trasparente
  • matita
  • forbice
  • spago o filo a pesca (ne occorreranno circa 4 – 5 metri)
  • mollette per i panni

Scegliamo due stecche di legno, una deve essere più lunga dell’altra; in base alla lunghezza delle stecche otterremo un aquilone più o meno grande.
Leghiamo saldamente a croce le due stecche con lo spago, formando così lo scheletro dell’aquilone.
Prendendo come riferimento le stecche, ritagliamo la carta velina dando la classica forma romboidale degli aquiloni. Fissiamo la carta alle stecche di legno aiutandoci con abbondante nastro adesivo in modo da fare resistere l’aquilone anche alle più forti folate di vento.
Adesso possiamo sbizzarrirci con la decorazione creando delle code colorate con nastri di riciclo, oppure si può personalizzare l'aquilone con un disegno con pennarelli colorati.
Decorato l’aquilone, leghiamo con lo spago il punto di incontro delle due stecche.
La restante lunghezza dello spago avvolgiamola intorno ad una molletta.
Ora siamo pronti per giocare con il vento!

Le figure dei sogni

Dal diario delle attività svolte, vogliamo ricordare la mostra dedicata alle marionette, burattini e ombre dal titolo “Le Figure dei Sogni” ospitata al MAO; di nostra competenza le visite guidate al pubblico.
Tra le tematiche illustrate ricordiamo il Teatro delle Ombre.
Perchè non provare a realizzarne uno assieme ai nostri bambini?

Occorrente: scatola di cartone (tipo scatolone da trasloco), carta da forno, colla vinilica (oppure pistola a caldo), stecchini da spiedino, cartoncino nero, forbice, matita bianca, matita e gomma, pennarello nero, nastro adesivo, lampada.
Smontiamo la scatola di cartone in maniera che anche il fondo, dove appoggiamo il contenuto, sia aperto, avremo pertanto 8 ali laterali per richiuderla (4 lunghe e 4 corte sui due lati). Eliminiamo sia da un lato che dall’altro le ali lunghe con forbici o taglierino, mentre eliminiamo solo da un alto le ali corte.

Rivestiamo il fondo della scatola, quello in cui abbiamo eliminato anche le ali corte,  con la cartaforno incollandolo alla scatola con colla o pistola a caldo, in maniera da ricavarne una copertura nuova.
Nella parte opposta le due ali  corte laterali, andranno a costituire assieme all’apertura il nostro boccascena. Le ali corte volendo possono essere abbellite come più ci piace, magari disegnando dei finti tendaggi con matita e colorandoli con pennarello rosso o decorandoli con carte colorate tecnica collage.

Passiamo ora a disegnare le sagome, diamo spazio alla fantasia disegnando con la matita bianca sul cartoncino nero i personaggi: persone, animali, mostri di fantasia, ma anche alberi,  case, castelli ciò che più ci piace. Volendo possiamo stampare su foglio bianco delle sagome scelte al computer, ritagliarle e riportarle sui cartoncini neri tratteggiandone i contorni con la matita bianca.

Ritagliamo le sagome di cartoncino nero e con il nastro adesivo attacchiamole al bastoncino. Ora sono pronte per essere utilizzate,

Posizioniamo la lampada dietro alla scatola e, muovendo le nostre sagome, diamo spazio ad un mondo di fiabe.

a cura di Sara Cacalano

OMUSUBI KORORIN - La polpetta di riso che rotola

Tante sono le fiabe che in questo periodo stiamo leggendo ai nostri bambini. Oggi vogliamo proporne una anche noi, attraverso il lavoro realizzato, sia nei contenuti che nella grafica, dalla nostra collega Sara Cacalano, con alle spalle studi orientalistici e specifici sul Giappone e una lunga carriera di attività presso il MAO - Museo d’Arte Orientale.
Mukashi Banashi - "racconti di una volta", sono fiabe della tradizione giapponese. Spazio al racconto, all’anziano taglialegna, ai topolini e… ai gustosi onigiri.
Clicca qui per la fiaba.
Se la fiaba piacerà ai vostri bambini quanto è piaciuta a noi, vi invitiamo a darvi seguito attraverso la realizzazione di topolini fatti con la tecnica degli origami, o provare a cimentarvi in cucina nel preparare gli onigiri; tanti sono gli spunti che si trovano sul web.
Attendiamo immagini degli origami e dei vostri gustosi piatti da condividere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

È un fiore, non è che un fiore, ma è un fiore

Prendendo spunto dalle splendide vetrate realizzate da Henri Matisse, diamo spazio alla fantasia dei nostri bambini attraverso il laboratorio di Samantha Zutta.
Diverse sono le attività realizzate sul tema del vetro rivolte ai bambini e agli adulti presso gli spazi del Borgo Medievale.

Scarica qui il materiale per il laboratorio

Ritmi d'autore

La musica può essere un divertente passatempo, non solo alla portata di chi frequenta apposite scuole.
Avvicinare i bambini al concetto di ritmo, ascolto, e all'impiego dei ritmi può essere un passatempo educativo e divertente.
Attraverso internet possiamo trovare numerosi esempi per costruire oggetti musicali, utilizzando materiali semplici che possiamo avere in casa: maracas, chitarrine, tamburi.
Proviamo con i nostri bambini a sceglierne alcuni. Una volta costruito il nostro strumento, insegniamo loro ad utilizzarlo attraverso delle regole. Chiediamo loro di eseguire una sequenza di ritmi e pause; proviamo anche a utilizzare gli strumenti per accompagnare la lettura di una fiaba.

Esercizio di meraviglia

Vetri colorati e la luce del sole sono gli ingredienti proposti da Samantha Zutta per una nuova divertente attività da fare assieme ai vostri bambini.

Scarica qui il materiale per il laboratorio.
Inviateci i vostri lavori all'indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Sapevi che?

Dalla mostra Leonardo da Vinci - I volti del genio

Note

Tra le tante commistioni di linguaggi che amiamo realizzare nei nostri progetti, quella con il mondo della musica è una delle preferite.
Con i colleghi musicisti Danilo Pastore e Juan Josè Francione, abbiamo dato spazio ai ritratti in musica con il progetto I VOLTI DELL’AMORE all'interno della mostra Leonardo da Vinci - I volti del genio.

I brani proposti attingono al Quattrocento e al Cinquecento musicale italiano e a quei compositori, coevi a Leonardo, che hanno saputo cogliere e manifestare nelle loro creazioni il tema della bellezza enigmatica del volto umano e il suo legame col sentimento amoroso. Si tratta per lo più di frottole, un componimento musicale a più voci apparentemente popolaresco e diffuso in Italia verso la fine del XV secolo. La frottola fu coltivata da poeti-cantori, che ne componevano in stile monodico, e da musicisti di fama, le cui frottole in stile polifonico (spesso su testi del Petrarca o di altri poeti aulici) si evolveranno poi nel XVI secolo in forme più raffinate, come il madrigale.
La maggior parte dei brani proposti nel progetto I volti dell'Amore proviene dai libri di frottole di Ottaviano Petrucci, stampati a Venezia a partire dal 1504. Petrucci, infatti, si trasferì a Venezia già dalla fine del Quattrocento e nel 1498 chiese al doge il diritto esclusivo di stampa della musica per i successivi 20 anni, detenendo di fatto il dominio della stampa musicale a caratteri mobili, attraverso un sistema di stampa basato sulla triplice impressione: prima venivano stampati i righi musicali, successivamente le note e infine il testo da cantare e tutto il corredo tipografico.

Ringraziamo il controtenore Danilo Pastore, autore degli apporfondimenti, che da anni collabora con noi anche presso il MAO grazie alla sua approfondita conoscenza della cultura islamica.

a cura di Lidia Flamia

Cose, oggetti, composizioni

Quante volte abbiamo osservato “nature morte”.
Così vengono definite le composizioni di oggetti, fiori e frutta recisa, solo per fare alcuni esempi. Diverse per epoche, stili, significati.
Ora possiamo decidere di riprendere a disegnare, dipingere, in fin dei conti ci è sempre piaciuto quando lo abbiamo fatto, ma per vari motivi abbiamo smesso.
La descrizione che ci regala Lidia Flamia, che conduce gruppi in visita alle collezioni e mostre nei musei in cui lavoriamo, può essere uno degli spunti per cominciare a dedicare parte del nostro tempo al disegno dal vero. 
 
 
Giorgio Morandi, Natura morta, 1950 - GAM
La ricerca di Giorgio Morandi è orientata, sin dagli esordi, verso le «cose», gli oggetti e, nello specifico, verso il genere della natura morta. Ad essa, Morandi, perviene seguendo una ricerca personale tesa allo studio volumetrico della forma sotto l'influenza del plasticismo di Giotto, Masaccio, Paolo Uccello e Piero della Francesca.

In Natura morta, un olio del 1950, emergono nella loro essenzialità alcuni manufatti d'uso quotidiano, disposti secondo una sequenza lineare armoniosa fatta di corpi ora lunghi e stretti, ora larghi e bassi. Gli oggetti dimessi e muti abitano l'architettura fragile e spoglia, in una condizione di solennità comparabile a quella di una maestosa cattedrale. Nessun oggetto predomina sull'altro, tutto è compiuto in un legame poetico, geometrico e cromatico. La natura morta, tuttavia, mantiene un carattere lirico ed eterno, quale mai era stato possibile ravvisare in qualsiasi altro dipinto, di qualunque tempo, di tale genere pittorico.

 

a cura di Lidia Flamia

Scomposizione e colore di luce

Spesso osserviamo la luce naturale che entra da una finestra, creando sfumature e modificando ombre e colori. Osservare la luce, i suoi colori e cercare di catturarla nella tela è un’esperienza che molti pittori nel corso del tempo hanno sperimentato; ricordiamo ad esempio gli Impressionisti.
Dalle opere di GAM oggi vogliamo tornare ai primi anni del secolo scorso, all’esperienza dei pittori futuristi.
Un suggerimento a chi ha ripreso il pennello in mano in questo periodo, ovvero provare a  osservare la luce i suoi colori e fissarli con acquerelli su fogli di carta.



Giacomo Balla, Compenetrazione iridescente n.7, 1912.
Giacomo Balla, tra la fine del 1912 e il 1914 si dedica ad una serie di sperimentazioni nel campo della pittura che confermano l'originalità del suo contributo al Futurismo. Si tratta di un ampio ciclo di dipinti dedicati allo studio della scomposizione della luce denominati “Compenetrazioni iridescenti”. Spinto dal consueto spirito giocoso, e da una ricerca analitica, Balla approda alla scomposizione della luce stessa nei colori fondamentali di cui essa si compone, che sono appunto quelli dell'iride. Al fenomeno dell'iride si ispirano infatti queste tavole, in cui i colori, come schegge luminose, trapassano l'uno nell'altro quasi con un effetto dinamico. Un esempio particolarmente significativo è dato dal dipinto “Compenetrazione iridescente n.7” datato 1912. In esso si vede un fitto tessuto di triangoli colorati che scompongono la luce come le superfici di un cristallo sfaccettato. Ne scaturisce un puro gioco astratto di campiture, gioco al quale partecipa la cornice stessa di colore bianco.

Il nuovo sguardo sulla realtà e sulla natura promosso dall'estetica futurista, e che Balla mette in pratica nella sua personale visione del mondo, consente la scoperta di una nuova ed insospettata dimensione della pittura. La luce, indagata nelle sue caratteristiche di fenomeno fisico, diviene così un elemento capace di modificare sia il modo in cui il mondo esterno appare ai nostri occhi, sia le sensazioni che esso ci trasmette.

a cura di Valeria Fossa

Naturalmente

I giardini del Borgo Medievale  e Palazzo Madama Madama, spazi in cui le nostre naturaliste conducono il pubblico alla scoperta delle diverse specie, stanno cominciando a mettere in evidenza crescita e fioriture primaverili. Anche se in questo momento non le possiamo vedere, possiamo comunque scoprirle assieme.

 

La Pulmonaria

Nei boschi è facile incontrare la pulmonaria che ad inizio primavera apre i suoi fiori rosa che dopo qualche giorno diventano violetti. Le foglie presentano macchie biancastre che ricordano l’aspetto del polmone così nel passato la teoria della signatura la legava alle cure dei problemi respiratori.

Pianta facile da coltivare anche in un ampio vaso con terriccio universale, usata come espettorante grazie alle mucillaggini e all’acido silicico che contiene.

La Primula

Non ci sono piante che indicano l’arrivo della primavera come le primule e lo stesso nome deriva proprio dalla stagione in cui fioriscono. In natura ne esistono più di 400 specie adattate e diffuse nell’emisfero boreale in tutti gli ambienti sia umidi che aridi con forme e dimensioni variabili.

Facili da coltivare ne presentiamo due.

La prima è la classica primula dei boschi Primula vulgaris una specie perenne che si coltiva in un terreno leggermente acido, ben drenato, in zone a mezz’ombra e che si riproduce facilmente da sola per divisione oppure con i semi.

La seconda è la primula più venduta la Primula hortensis che presenta fiori di colore variabile e che si utilizza in aiole o in vasi: con un po’ di pazienza una volta finita la sua fioritura se il vaso viene spostato all’ombra e la pianta si bagna con moderazione e costanza per tutto l’anno è facile che presenti una nuova fioritura nell’anno successivo. La malattia più comune è il marciume che attacca foglie e radici ed è per questo che le innaffiature non devono mai essere troppo abbondanti.

Il Cerfoglio

Il cerfoglio è una pianta annuale originaria della Turchia, con fusti cavi e foglie frastagliate. I fiori bianchi sono riuniti ad ombrella.

Le parti usate in cucina sono le foglie che con il loro sapore, simile a quello del prezzemolo ma decisamente più delicato, vengono spesso adoperate come guarnizione di insalate, pesce e frittate soprattutto in Francia.

Nel Medioevo era considerato il prezzemolo dei ricchi e la foto fa vedere la pianta coltivata nel giardino del Borgo Medievale di Torino.

La pianta contiene vitamina C, ferro, magnesio e ha azione depurativa e stimolante. Facile da coltivare, esige terreni ben drenati e si adopera anche alla coltivazione in vaso sul balcone. La semina si effettua direttamente a fine marzo in zone umide e ombrose e le bagnature vanno effettuate regolarmente prima che la terra sia asciutta. Si eliminano i fiori appena compaiono per avere una ricca crescita di foglie.

ll Rosmarino

La foto, scattata nel giardino del Borgo Medievale, fa vedere il rosmarino, pianta che tutti conosciamo perché usata in cucina; il suo nome significa rugiada di mare visto che si trova generalmente spontanea vicino alle coste. Arbusto con foglie strette, lucide, aromatiche e fiori azzurri irregolari.
L’azione del rosmarino agisce sul sistema nervoso e pare che sia anche un alleato per la memoria.

Una ricetta parte dalle foglie di questa pianta per produrre un’acqua profumata unendo timo e lavanda che pare favorì il matrimonio fra la Regina d’Ungheria settantenne e il Re di Polonia nel XVII secolo.
Anche nell’acqua di colonia c’è una base di essenza di rosmarino. Utilizzato in erboristeria per facilitare la digestione, viene usato in cosmetica e per la produzione di colluttori e nel medioevo era usata come simbolo di buon auspicio nei matrimoni.

ll Lauro o Alloro

Oggi parliamo del lauro o alloro, sempreverde del bacino del Mediterraneo, coltivato per le foglie aromatiche. Anche se in genere viene considerato un arbusto, in realtà in natura raggiunge altezze ragguardevoli anche fino 10-15 metri. Le foglie lucide, impiegate soprattutto in cucina, contengono oli essenziali molto forti. I fiori sono gialli, li vedete bene nella foto, e i frutti sono a maturità neri e lucidi. Le corone di alloro decoravano nel passato le teste dei “laureati” e dei soldati vincitori. La riproduzione del lauro è facile e avviene con i semi che germinano molto facilmente.

E’ anche una pianta officinale, un infuso di foglie aiuta infatti la digestione e l’olio ricavato dai frutti si usa contro i dolori articolari. Nel Medioevo le foglie erano usate per curare i dolori delle punture degli insetti e i morsi dei serpenti e scorpioni. Fate attenzione a non confondere l’alloro con il lauroceraso, pianta molto usata per creare siepi, che però è estremamente tossica per la presenza di acido prussico.

ll Cardo Mariano

E’ una pianta mediterranea che nel Medioevo era particolarmente ricercata per curare i problemi di fegato. La pianta ha foglie verdi venate e macchiate di bianco latte e munite di margine spinoso come si nota nella foto scattata nel giardino del Borgo Medievale. I fiori sono riuniti in capolini purpurei e sono protetti da brattee con robuste spine. La pianta contiene sostanze amare, silimarina e tiramina. In cucina si possono usare le giovani foglie bollite condite con olio e limone e i giovani capolini cotti in acqua.

Un leggenda narra che fu il latte della Madonna a macchiare di bianco le foglie quando fu costretta a fuggire da Erode per salvare Gesù e si rifugiò sotto alcune piante di cardo mentre stava allattando. Da allora questo cardo è dedicato alla Vergine Maria ed è per questo che viene definito “mariano”.

La Rosa

Son tornate a fiorire le rose anche al Borgo Medievale di Torino. Nelle foto ne potete ammirare alcune forse un po’ diverse rispetto alle rose moderne di oggi, ma sicuramente regine dei fiori per profumi e colori.

Fossili di rosa sono stati trovati in Nord America risalenti a 20 milioni di anni fa ed il viaggio della rosa è stato ricco di ibridazioni da parte dell’uomo, a partire dalle coltivazioni nell’antica Persia e poi in Egitto, in Europa e in Oriente. Le rose medievali sono: la gallica che veniva usata per produrre l’acqua di rose, la damascena detta rosa di Damasco coltivata per l’estrazione di unguenti e profumi, la centifolia detta rosa di maggio o rosa di Provenza ricca di petali, e la Rosa alba forse già ibrido fra la damascena e la gallica con petali bianchi o rosa chiaro. E non meno bella è la classica Rosa canina, la rosa di macchia, con i suoi cinorrodi (falsi frutti) rossi autunnali.

Il Corniolo

Eccoci a parlare del genere Cornus formato da piccoli alberi con areale nella zona boreale della Terra. Nella foto vedete l’esemplare presente nel Borgo Medievale, un corniolo da fiore con i piccoli veri fiori centrali verdastri, circondati da 4 brattee sfumate di rosa. Di cornioli da fiori oggi ne esistono molte specie e varietà idonee ad essere coltivate su suoli acidi nei giardini, per le brattee che possono presentare varie colorazioni.

Nel Medioevo era molto coltivato, anche su suoli alcalini, il corniolo maschio, decisamente meno vistoso rispetto a quelli da fiore, che presenta oltre ad un legno duro che veniva usato per fare i raggi delle ruote dei carri, una fioritura gialla prima dell’emissione delle foglie a cui segue una fruttificazione con drupe amare color corallo ricche di vitamina C che si possono consumare fresche o sotto forma di confettura. In natura esiste anche il sanguinello, un corniolo con fiori bianchi, foglie e fusti rossastri in autunno usato anche per consolidare terreni franosi.

L'Aquilegia

Con i suoi petali speronati, le foglie delicate trilobate, i colori vivaci dei fiori, il nome nel linguaggio comune “’amor nascosto” o “amor perfetto”, l’aquilegia è una pianta da giardino antico, da sognatori romantici. Il nome aquilegia deriva però da aquila a causa dei fiori che presentano speroni ricurvi come l’artiglio del rapace. In natura la si trova nel sottobosco perché molte specie amano l’ombra con colori blu-violaceo, raramente bianco o rosa. Ma esistono anche aquilegie alpine che gradiscono il sole e si possono coltivare nei giardini rocciosi. Le specie di aquilegia che crescono in natura sono protette, e per ingestione sono anche tossiche. L’uomo ha creato molti ibridi vivacemente colorati facilmente coltivabili in terreni fertili, umidi, anche in ombra. Con il tempo le piante si disseminano da sole magari con fiori di colori diversi. La fecondazione viene fatta dagli insetti: i bombi con la lunga lingua raggiungono facilmente il nettare interno, mentre altri insetti con la lingua più corta sono obbligati a bucare lo sperone per raggiungerlo. Nel Medioevo l’aquilegia era il simbolo della Trinità e nelle foto vedete le specie presenti nel Giardino del Borgo.

Il Narciso dei poeti

Ecco il Narcissus poeticus del Borgo medievale, una delle poche specie spontanee di narciso che sono presenti in Piemonte. Narciso era il bellissimo giovane che si innamorò della sua immagine nell’acqua ma il nome deriva dal greco narké che vuol dire “stordisco” per l’intenso profumo della pianta usato in profumeria. Attenzione al  bulbo che ha proprietà emetiche e in generale a tutta la pianta che è tossica. Un altro narciso selvatico è il trombone selvatico il Narcissus pseudo-narcissus tutto giallo. I narcisi coltivati nei giardini sono varietà e ibridi con corona di varia forma e colore, facilmente coltivabili che rifioriscono per diversi anni e in cui non è necessaria l’estrazione dal terreno prima del periodo avverso come avviene ad esempio per i gladioli. I bulbi si impiantano in autunno in terreno fertile, a mezz’ombra, su terreni drenanti per evitare marciumi.

L'Aglio

Chi non conosce l’aglio? Lo usiamo in cucina, a volte non sopportiamo neanche l’odore. Ma ci sono agli anche da fiore. Ecco alcune foto del Borgo medievale che si fanno vedere degli agli ornamentali. I loro bulbi si piantano in autunno, anche in vaso volendo, e poi intorno ad aprile maggio spuntano le infiorescenze colorate. Puzzano di aglio? Qualche volta sì, un leggero odore di allicina è presente ma non certo come quello che usiamo per cucinare. Per altro l’allicina è un antisettico. Alcuni diventano molto alti, fino a 1,50 cm come l’Allium giganteum, altri rimangono più contenuti come Allium roseum. Con una esposizione al sole gli agli ornamentali sono di facile coltura e l’infiorescenza si può anche tagliare e tenere in vaso. La moltiplicazione più semplice si fa per divisione dei bulbi in autunno, un po’ più lunga è la riproduzione per seme.

La Viola

Oggi parliamo di viole, piante che in natura sono presenti in tutti i continenti e che l’uomo ha ibridato, incrociato e selezionato per ottenere graziosi fiori molto apprezzati e coltivati nella storia. Cinque petali variamente colorati di grandezza diversa, a volte profumati, la facilità di coltivazione e di propagazione per seme, l’abbondante fioritura fanno sì che le viole siano usate in aiole, bordure e vasi tutto l’anno. Le loro esigenze sono modeste: terreni neutri o leggermente calcarei, temperature fresche, semiombra, bagnature leggere, eliminazione di foglie e fiori appassiti. Tra le viole selvatiche da menzionare la violetta di Parma introdotta in Italia dalla moglie di Napoleone Maria Luisa e la mammola dei boschi intensamente profumate; tra le orticole, nate per opera dell’uomo nel  corso del 1800, la viola del pensiero, le viole in miniatura e quelle da bordura. Una curiosità: il profumo di viola non si avverte a lungo perché agisce sui nervi olfattivi creando effetto soporifero.

Pelargoni

I balconi fioriti di giugno e luglio ci fanno subito venire in mente i gerani. Ma quelli che noi definiamo gerani e che coltiviamo nelle nostre case in realtà sono “Pelargoni” piante provenienti dal S.Africa e importate inizialmente per gli oli contenuti nel fogliame. Ma allora i gerani? Ci sono anche in Europa e appartengono alla stessa famiglia dei Pelargoni, quella delle Geraniacee. Nella foto ne vedete uno fiorito nel Giardino delle Delizie del Borgo medievale. Fiori con 5 petali tutti uguali (nei Pelargoni non lo sono) colorati di bianco, rosa o violaceo, i gerani crescono nei sottoboschi e si possono coltivare anche in vasi e nel giardino a mezz’ombra. Il frutto da il nome al genere (assomiglia al becco di una gru, geranos in greco) e si apre con l’umidità come una molla in 5 parti che rimangono però attaccate con l’estremità superiore. Durante l’apertura i semi interni vengono lanciati a distanza di qualche metro ed entrati nel terreno potranno poi germinare. Tengono lontane le zanzare? Dalle foglie di pelargoni si estraggono geraniolo e il citronellolo, che gli insetti non gradiscono e che vengono usati contro le zanzare.

Melograno

Punica granatum è il nome scientifico del melograno, pianta spontanea del Mediterraneo, giunta in Europa con le guerre puniche, che presenta frutti con semi ricoperti da tegumenti colore granata. Nella foto un fiore dell’esemplare presente al centro del giardino dei Semplici del Borgo medievale. La pianta, sacra ai fenici, è citata nella Bibbia e anche nell’Odissea. La città spagnola di Granada deve il suo nome a questa specie. E’ un piccolo albero (coltivabile in zone calde su terreni  fertili e ben irrigati) con fiori vermigli, come declamava Carducci, e frutti (bacche modificate dette balausti)  consumabili freschi, sotto forma di gelatina o bolliti per ottenere la granatina. Alcune varietà sono state selezionate dall’uomo e presentano fiori doppi ma pochi frutti. La melagrana è un frutto che nel Medioevo recava la buona sorte; ancora oggi viene venduto soprattutto nel periodo natalizio e si dice che porti soldi (granatum da grana). Una curiosità: la Fontana del Melograno del Borgo medievale presenta le melagrane appese ai rami ma le foglie sono quelle della farnia, la quercia simbolo della forza.

Iris

Oggi parliamo di iris. Il nome del genere è dedicato alla dea dei colori Iride per indicare la vasta gamma di tonalità dei fiori. In natura ne esistono circa 300 specie e possiamo differenziare il gruppo delle rizomatose da quello delle bulbose. Al primo appartengono iris già coltivate nell’Antichità per i rizomi impiegati in profumeria. La loro coltivazione è molto facile con la messa in terra a dimora dei rizomi in autunno. Fra le specie più presenti nei giardini bisogna ricordare l’Iris germanica a fiori lilla e l’Iris fiorentina, o giaggiolo a fiori bianco soffusi di lilla. In Italia la Toscana è la regione da dove ogni anno vengono creati nuove varietà e ibridi immessi poi nei mercati. Nella foto ecco un Iris presente nel Borgo Medievale. Al secondo gruppo appartengono invece le iris bulbose. Molto coltivati sono gli ibridi olandesi i cui bulbi si possono impiantare nel terreno, preferibilmente al sole, in autunno e le specie nane coltivabili nei giardini rocciosi. Il nemico principali delle iris è il marciume dei rizomi che si sviluppa favorito dall’umidità e colpisce la parte sottoterra.

Verbascum

Alto con spighe gialle ed eleganti, foglie ricche di peli fino a farle sembrare bianche in alcune specie, ecco il Verbascum, genere diffuso dall’Europa all’Asia minore, con specie spontanee e ibridi coltivati nei giardini. Piante biennali, crescono su tutti i tipi di terreno posizionate al sole. Il primo anno dopo la germinazione del seme ci sono solo le foglie in rosetta basale e poi nel secondo anno ecco spuntare i fiori che attirano insetti diversi e che dopo la fecondazione daranno origine a semi che saranno il nutrimento degli uccelli in inverno. La specie più nota è il Verbascum thapsus dal nome volgare di “tasso barbasso” citata anche nei Promessi Sposi di Manzoni  come invadente nella vigna di Renzo.

Symphytum officinale

Symphytum officinale era una specie usata nel Medioevo per curare le fratture delle ossa. Il macerato ricavato dalla radice induriva dopo averlo posizionato sull’arto e formava un “gesso” che lo immobilizzava. Ecco perché la specie è nota volgarmente come Consolida. La si rinviene lungo i rii e le zone umide e presenta foglie  pelose e fiori penduli e campanulati di colore rosato o violaceo con nettare che solo gli insetti con una lunga lingua riescono a raggiungere. Attenzione perché la pianta contiene alcaloidi tossici. Altra specie molto comune è il Symphytum tuberosum che si differenzia dalla precedente per la sua crescita in boschi, siepi e vigne e per la presenza di una robusta radice tuberosa e di fiori bianco-giallastri.

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