gli ideatori

Vittorio Avondo

 

Torino 1836 – 1910

 

Figlio di un docente di Diritto dell’Università di Torino originario di Lozzolo, nei pressi di Gattinara (VC), Vittorio Avondo fu pittore e conoscitore d’arte. Scoprì questa sua vocazione ancora giovanissimo e studiò pittura in Toscana, Francia, Svizzera, ove fu allievo del paesista romantico Alexandre Calame, quindi dal 1857 a Roma. A 29 anni, già conosciuto quale esperto d’arte medievale, fu chiamato nella commissione per il nuovo ordinamento del Museo del Bargello a Firenze. Dal 1861, quando fece ritorno a Torino, partecipò attivamente alla vita culturale e artistica cittadina collaborando con il Circolo degli Artisti, la Società Promotrice delle Belle Arti, l’Accademia Albertina, il Comune di Torino. Si legò ai paesaggisti e al gruppo di intellettuali della scuola pittorica di Rivara (dal luogo della residenza di Carlo Pittara presso cui erano soliti riunirsi), tra cui Federico Pastoris, Alfredo d’Andrade, Casimiro Teja e Giuseppe Giacosa. Nel 1872 acquistò il castello di Issogne, in Valle d’Aosta, dedicandosi al suo restauro e riarredo. Per la sua conoscenza del patrimonio medievale piemontese, nel 1883 fu chiamato a far parte della Sezione Storia dell’Arte per la costruzione del Borgo Medievale: elaborò con D’Andrade il progetto di realizzare un complesso che illustrasse la vita e le attività oltre all’arte e architettura del Quattrocento in Piemonte, attingendo alla documentazione degli inventari castellani sabaudi e a quanto ancora esistente sul territorio. Membro della Commissione consultiva per i Monumenti Nazionali d’Antichità e Belle Arti, si adoperò per la salvaguardia del patrimonio monumentale piemontese; in particolare lavorò attivamente per il restauro di Casa Cavassa a Saluzzo, di proprietà di Emanuele Tapparelli d’Azeglio, e di Palazzo Silva a Domodossola. Nel 1890 fu nominato Direttore del Museo Civico e, nel 1899, fu chiamato nel Comitato per il Museo Nazionale del Risorgimento. Alla sua morte, ereditò il suo patrimonio la Città di Torino, con importanti acquisizioni per il Museo Civico, mentre il Castello di Issogne andò allo Stato.

 

Riccardo Brayda

 

Genova 1846- Torino 1911

 

Riccardo Brayda fu uomo dalle molte attività: ingegnere, docente universitario, uomo politico, progettista, restauratore, scrittore.

Iniziò gli studi a Savona, presso i Padri Scolopi, proseguendo a Genova, al Real Collegio di Marina, per conseguire nel 1872 il Diploma di licenza in Matematiche Pure alla Real Scuola di applicazione per allievi Ingegneri di Torino e, nel 1874, la Laurea in Ingegneria Civile.

Nel 1879 si avviò alla carriera universitaria, quale assistente alla Cattedra di Architettura di Angelo Reycend, e proseguì nell'insegnamento fino al 1901, quando preferì dedicarsi alla professione privata e alla collaborazione nell’amministrazione cittadina. Fu infatti consigliere comunale, membro del Comitato Direttivo del Museo Civico, della Commissione per la denominazione delle vie e della Commissione conservativa dei Monumenti d'arte e di antichità per la Provincia di Torino. Dal 1902 intensificò ulteriormente il proprio impegno pubblico: fu nominato Assessore ai Servizi Speciali-Lavori Pubblici, diventò membro della Commissione di polizia urbana e rurale e del Comitato dell'Esposizione di Torino del 1911, Soprintendente nella Commissione Vigilanza dell'Istituto Letterario Margherita di Savoia, componente della Commissione esecutiva del Comitato Piemontese a favore dei danneggiati dal terremoto di Calabria e Sicilia.

Nel contempo, Brayda non lasciò l'attività di progettista: a Torino, l'Ospizio di Carità, il Palazzo per l'Esposizione Generale del 1884 e casa Giaccone. Neppure tralasciò gli studi sull’architettura piemontese medievale, con numerose pubblicazioni su monumenti di Torino e della Valle di Susa, dell’eporediese, dell’astigiano. Per il Borgo Medievale, Brayda collaborò alle ricerche e ricognizioni per il repertorio di modelli da riprodurre e fu coordinatore dei lavori di edificazione.

 

 

 

Edoardo Calandra

 

Torino 1852-1911

 

Edoardo Calandra studiò pittura all’Accademia Albertina di Torino e con Enrico Gamba. Si orientò su soggetti storici, anche a seguito del soggiorno a Parigi, in cui conobbe i più moderni orientamenti nelle arti figurative. Intorno al 1880 entrò in contatto con il gruppo di letterati che orbitava intorno all’editore Casanova: Giovanni Camerana, Emilio Praga, Giuseppe Giacosa, Camillo Boito, Giovanni Verga, Edmondo De Amicis. Di qui nacque dapprima l’attività di illustratore di opere letterarie e quindi quella di scrittore e illustratore insieme, con i racconti di ambientazione storica La Bell’Alda e Reliquie, nel 1884. In quell’anno collaborò con la Commissione incaricata della progettazione del Borgo Medievale. Nei primi anni Novanta volse il proprio interesse al teatro, per tornare poi alla narrativa e, finalmente, pubblicare il suo capolavoro, il romanzo La bufera, nel 1899.

Alfredo D'Andrade

 

Lisbona 1839 – Genova 1915

 

Nato da un’agiata famiglia di commercianti di Lisbona, Alfredo D’Andrade si trasferì a Genova nel 1854 per proseguire nell’attività mercantile. Si scoprì invece attratto dalle arti figurative e dall’architettura. Diplomatosi all’Accademia Ligustica, studiò pittura a Ginevra dal paesista Alexandre Calame, ove conobbe Vittorio Avondo e Cesare Bertea, e fu indirizzato da Fontanesi ai più moderni Corot e Daubigny, a Creys nel Delfinato. Gli anni sessanta furono anni dediti alla pittura, di intensi studi e scambi culturali con i macchiaioli toscani, con la Scuola Grigia ligure di Rayper, Luxoro De Avendaño, con gli artisti piemontesi della Scuola di Rivara: Vittorio Avondo, Carlo Pittara, Federico Pastoris. In quel periodo iniziò a maturare anche l’interesse per l’architettura medievale, per la scoperta dei monumenti sul territorio, il loro studio, la loro salvaguardia e il restauro. Dal 1871 D’Andrade lavorò con Vittorio Avondo al restauro del castello di Issogne ed elaborò un metodo di intervento analitico, filologico e rispettoso del manufatto. Il progetto del Borgo Medievale, che lo vide a capo della Commissione di Storia dell’Arte, si avvalse in larghissima misura della campagna di rilievi di monumenti piemontesi tardo medievali già da lui avviata nei decenni precedenti. Curò poi il restauro di numerosi edifici medievali in Piemonte e Valle d’Aosta: il castello di Verres, quello di Pavone Canavese (di sua proprietà dal 1885), il castello di Fénis. Nel 1886 fu nominato Delegato Regio per la conservazione dei monumenti del Piemonte e della Liguria e, nel 1891, Direttore dell’Ufficio Regionale per i Monumenti del Piemonte e della Liguria. Partecipò inoltre ai lavori delle Commissioni istituite per il restauro di importanti nuclei monumentali (Venezia, il Duomo di Milano, il castello di Chillon, il centro di Firenze) e per le principali Esposizioni Internazionali a cavallo secolo. Nel 1911 progettò insieme con Carlo Nigra il Padiglione Piemontese all’Esposizione Internazionale di Roma, che ripropose la formula già sperimentata al Borgo Medievale con l’invenzione di un castello valdostano composto dalla riproduzione esatta di elementi del repertorio architettonico e decorativo regionale.

 

Giuseppe Giacosa

 

Colleretto Parella 1847-1907

 

Sulle orme del padre, Giuseppe Giacosa seguì studi di legge intraprendendo la carriera di avvocato, ben presto abbandonata per dedicarsi alla vocazione letteraria. A Torino, egli frequentò i giovani della romantica “scapigliatura piemontese”: G. Camerana, Igino Ugo Tarchetti, Emilio Praga. Dal 1872 raccolse i primi successi teatrali, che lo spinsero a proseguire nella carriera di drammaturgo, oltre che di letterato e giornalista. Sulla scia del successo ottenuto da Una partita a scacchi, rappresentata nel (1873), compose vari drammi di ambiente medievale come Trionfo d'amore (1875), Il fratello d'armi (1877), Il Conte Rosso (1880), La signora di Challant (1891 – interpretata da Eleonora Duse e poi da Sarah Bernhardt). Il suo interesse per il medioevo emerge anche da saggi di storia e di viaggio: Il castello di Issogne in Val d'Aosta, del 1884, e Castelli valdostani e canavesani (1897), strettamente interrelato a quello per il territorio montano piemontese. Nel 1884, sua fu la stesura della Guida illustrata al Castello feudale del XV secolo, la guida alla visita della Rocca del Borgo Medievale. Attivo conferenziere, fu anche noto librettista per Puccini, insieme con Luigi Illica: Bohème (1896), Tosca (1900), Madama Butterfly (1903).

 

Alberto Maso Gilli

 

Chieri 1840-Calvi dell'Umbria 1894

 

Alberto Maso Gilli si formò all'Accademia Albertina di Torino, allievo di Enrico Gamba e Andrea Gastaldi. Si dedicò alla pittura di storia, partecipando a partire dal 1860 alle esposizioni della Società Promotrice di Belle Arti. Il maggiore successo doveva però venirgli dall’attività di incisore, in particolare di acquafortista: con tale ruolo collaborò a “L’Arte in Italia” e a “L’Art”, giornale di Parigi dove si trasferì nel 1873; qui, nel 1878, vinse il primo premio in Incisione all’Esposizione Internazionale. Nel 1881 rientrò a Torino, chiamato alla cattedra di disegno dell'Accademia Albertina e, alla morte di Federico Pastoris, gli succedette quale Soprintendente alle Scuole di disegno di Torino. Legato da amicizia a Vittorio Avondo, collaborò con lui al riarredo del castello di Issogne; per l'Esposizione generale del 1884 partecipò ai lavori della Commissione che curò la realizzazione del Borgo Medievale, occupandosi del disegno di mobili ed arredi per la Rocca. Scrisse la premessa al Catalogo ufficiale della Sezione Storia dell'Arte, in cui illustrò le motivazione culturali e i criteri costruttivi utilizzati dagli ideatori del Borgo Medioevale, e si occupò dell'organizzazione di conferenze e rappresentazioni teatrali. L’anno successivo Gilli si trasferì a Roma, nominato Direttore della Regia Calcografia, dove promosse la nascita di una scuola di incisione e favorì la riproduzione a stampa di opere d’arte contemporanea.

 

Carlo Nigra

 

1856-1942

 

Discendente da un'importante famiglia canavesana, Carlo Nigra si mostrò fin da giovane appassionato ricercatore di documenti del passato e studioso dei suoi monumenti.

Nel 1880 si laureò al Politecnico di Torino e nel 1882 entrò nel gruppo di giovani architetti che collaboravano alla costruzione del Borgo Medioevale di Torino, diventando il "fotografo ufficiale" delle spedizioni di ricognizioni sul territorio piemontese e valdostano guidate da Alfredo D'Andrade. Iniziò allora una profonda amicizia con l'architetto portoghese e con gli altri collaboratori incaricati di ordinare la Mostra di Arte Antica per l'Esposizione generale italiana del 1884. Parallelamente agli incarichi di restauro su castelli e fortificazioni medievali, particolarmente importanti quelli del castello di Montalto Dora, con D’Andrade, e poi Malgrà, a Rivarolo Canavese, Bardassano, approfondì gli studi in particolare sui monumenti del Piemonte orientale, dove condusse anche progettazioni di ville (sul Lago d’Orta).

Grazie ai suoi studi su castelli e fortificazioni medievali, fu incaricato del restauro di numerosi edifici, tra cui, particolarmente importanti, i castelli di Malgrà a Rivarolo Canavese, di Bardassano, la chiesa di S. Tommaso a Briga Novarese.

Le torri e i castelli del Novarese, I ferri battuti del lago d'Orta e uno studio sui ricetti piemontesi sono alcuni esempi dei suoi studi e pubblicazioni sul territorio piemontese; nel 1934, a ricordare il cinquantesimo anniversario dell'inaugurazione del Borgo, pubblicò Il Borgo ed il Castello Medioevali. La sua opera maggiore è Sui Castelli, Torri e Case Forti del Piemonte dal 1000 al secolo XVI, da cui nel 1974 fu tratta la pubblicazione postuma Castelli della Valle d'Aosta. Nel Borgo Medioevale si occupò in modo particolare della costruzione della casa di Chieri, del cortile dell'osteria, delle case di Borgofranco, di Malgrà e di Pinerolo. Dopo il 1884 continuò ad occuparsi del museo in qualità di curatore.

 

Federico Pastoris di Casalrosso

 

Asti 1837 – Torino 1884

 

Discendente dai nobili astigiani Conti di Casalrosso, famiglia di matematici illustri, Federico Pastoris preferì gli studi artistici, seguendo i corsi dell’Accademia Albertina di Torino. Nel 1863 entrò in contatto con Alfredo D’Andrade e negli stessi anni iniziò a frequentare i pittori del gruppo di Rivara. Percorse con D’Andrade Piemonte e Valle d’Aosta, in una ricognizione del patrimonio monumentale; dalla visita ai castelli di Fénis e di Issogne trasse ispirazione per dipinti di scene in costume evocative, ambientate nelle sale di quelle dimore medievali (“I Signori di Challant”, “Il cortile del maniero di Issogne”, ora alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Torino). Negli anni seguenti approfondì gli studi di paesaggio, nelle campagne valsesiane, nei quali sviluppò una più libera e personale ricerca sulla luce e sulla resa atmosferica. Si interessò intanto con competenza di antiquariato e di arti decorative. Nel 1873 fu nominato Soprintendente delle Scuole di Disegno Professionale di Torino, di cui si avvertiva la crescente importanza in relazione alla volontà di rilancio dell’industria artistica. Per l’Esposizione Generale del 1884 Pastoris fornì il disegno per l’elegante Padiglione della Città di Torino e diresse i lavori delle decorazioni pittoriche del Borgo Medievale, eseguite da Giuseppe Rollini e Luigi Vacca.

 

 

Casimiro Teja

 

Torino 1830-1897

 

Casimiro Teja studiò all'Accademia Albertina di Torino e si rese ben presto noto come caricaturista, collaborando alla rivista liberale Il fischietto.

Nel 1856 entrò al Pasquino, il più importante giornale satirico italiano fondato da Giuseppe Augusto Cesana e da Giovanni Piacentini, per diventarne tre anni più tardi il direttore. La sua satira colpiva i politici, ma anche medici e professionisti, giornalisti: i suoi disegni ricordano quelli dei francesi Cham, collaboratore del Charivari durante il Secondo Impero, e di Paul Gavarni, caricaturista e illustratore, ma si distinguono per la varietà e la bizzarria delle invenzioni con le quali commentava argutamente i principali avvenimenti politici italiani e stranieri, le usanze letterarie, i costumi del pubblico.

Nel 1884, nell'ambito della Sezione d'Arte Antica dell'Esposizione generale, fece parte della sottocommissione incaricata di occuparsi degli spettacoli e dei festeggiamenti per l'inaugurazione.

 


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